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Il Venerabile “Saggio d’Occidente” Matteo Ricci ponte tra l’Europa e la Cina

Elisa Ersettigh 29 ottobre 2009 Arte e cultura Nessun commento

 

Una mostra in Vaticano, nella splendida cornice del Braccio di Carlo Magno, per ricordare il Venerabile Li Madou, “il Saggio d’Occidente”, come ama chiamarlo il popolo cinese, con il quale egli seppe instaurare una profonda amicizia. Visitabile da domani fino al 24 gennaio, l’esposizione, curata dal Comitato per le celebrazioni del IV Centenario di padre Matteo Ricci, in collaborazione coi Musei Vaticani, la Curia generalizia della Compagnia di Gesù e la Pontificia Università Gregoriana, reca il titolo “Ai crinali della storia. P. Matteo Ricci (1552-1610) fra Roma e Pechino”. Si potranno ammirare opere conservate nel Museo Missionario Etnologico Vaticano e nel Museo Nazionale di Arte Orientale, oltre a reperti provenienti da altri musei e istituzioni scientifiche.

Intervenendo alla conferenza stampa di presentazione della mostra, S. E. Mons. Claudio Giuliodori si è espresso così in merito all’operato di P. Matteo Ricci: “ha disegnato mappamondi che hanno fatto conoscere ai cinesi il resto del mondo a loro sostanzialmente ignoto, evidenziando su queste grandi carte geografiche i luoghi più importanti della cristianità. Ha tradotto in Cinese libri di filosofia, di matematica e di astronomia e ha fatto conoscere in Occidente i testi di Confucio”.

In occasione del Convegno Internazionale “Matteo Ricci: per un dialogo tra cina e occidente”, tenutosi nel 2001, il Santo Padre Giovanni Paolo II presentava questa figura come “un prezioso anello di congiunzione tra l’Occidente e l’Oriente, tra la cultura europea del Rinascimento e la cultura della Cina, come anche, reciprocamente, tra l’antica ed elevata civiltà cinese e il mondo europeo”. Nato a Macerata il 6 ottobre 1552, all’età di diciotto anni entrò nella Compagnia di Gesù in Roma e pochi anni dopo si consacrò alle Missioni d’Oriente. Ordinato sacerdote a Goa, in India, dovette affrontare lunghi viaggi e peripezie prima di riuscire ad entrare nel territorio cinese, allora inaccessibile agli stranieri. Il 10 settembre 1583 finalmente poté fondare la prima residenza di Schiaochin. Solo il 24 gennaio 1601 gli fu concesso, col benestare dello stesso imperatore, di trasferirsi a Pechino. Si spense in questa stessa città all’età di cinquantasette anni, l’11 maggio 1610. A testimonianza dell’affetto del popolo cinese nei suoi confronti, l’imperatore concesse un terreno per la sepoltura, contrariamente agli usi della tradizione verso gli stranieri.

Secondo le parole del Santo Padre Benedetto XVI in occasione del IV centenario della morte di P. Matteo Ricci al Vescovo di Macerata, Tolentino, Recanati, Cingoli e Treia (territorio che ha visto nascere il Venerabile Saggio d’Occidente), questi fu “modello di dialogo e di rispetto per le altrui credenze”, “fece dell’amicizia lo stile del suo apostolato durante i 28 anni di permanenza in Cina”. Egli, “come già avevano fatto i Padri della Chiesa nell’incontro del Vangelo con la cultura greco-romana, impostò il suo lungimirante lavoro di inculturazione del Cristianesimo in Cina, ricercando un’intesa costante con i dotti di quel Paese”.

L’evento che si apre in questi giorni vuole quindi lasciar parlare il messaggio di grande attualità di P. Matteo Ricci, nella speranza che “possa procedere in modo spedito e positivo anche il riconoscimento del suo cammino di santità”, secondo quanto S. E. Mons. Claudio Giuliodori ha affermato a conclusione della conferenza stampa svoltasi ieri.

 

 

 

 

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