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	<title>Cronaca e società</title>
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		<title>Italia leader nelle adozioni internazionali</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Jan 2010 09:14:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pasquale La Torre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca e società]]></category>

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		<description><![CDATA[ 

 
 
 
I primi dati del dossier preparato dalla Cai (Commissione per le adozioni internazionali) confermano l&#8217;Italia leader nel mondo, seconda soltanto agli USA che nel 2009 hanno registrato una flessione pari al 27%.
A fronte di una tendenza generalizzata alla diminuzione dei minori destinati all&#8217;adozione che si è registrata negli ultimi cinque anni, l&#8217;Italia, nello stesso periodo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-262" src="http://lnx.buonenotizie.it/cronaca-e-societa/files/2010/01/adozioni.jpg" alt="adozioni" width="190" height="188" /></p>
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<p> </p>
<p>I primi dati del dossier preparato dalla Cai (Commissione per le adozioni internazionali) confermano l&#8217;Italia leader nel mondo, seconda soltanto agli USA che nel 2009 hanno registrato una flessione pari al 27%.</p>
<p>A fronte di una tendenza generalizzata alla diminuzione dei minori destinati all&#8217;adozione che si è registrata negli ultimi cinque anni, l&#8217;Italia, nello stesso periodo ha visto crescere il numero di adozioni. Nel 2008 sono stati adottati 3975 minori, lo scorso anno invece 3964 provenienti da 62 Paesi,</p>
<p>Secondo i dati Cai, l&#8217;89% delle coppie richiedenti un&#8217;adozione sono senza figli. Il livello culturale è alto rispetto alla media nazionale della popolazione, la professione più diffusa è l&#8217;impiegato, seguono per i mariti le professioni intellettuali e per le donne le professioni tecniche, intellettuali e scientifiche ad alta specializzazione.</p>
<p>I minori adottati tra il 2000 e il 2009 sono stati 25860, provenienti principalmente dalla Federazione Russa (18%), Ucraina (15%) e Colombia (9%), a cui seguono Vietnam, Nepal e Cambogia.</p>
<p>Il trend in crescita può essere attribuito in parte all&#8217;intensa attività della Cai, che collaborando con le autorità dei Paesi di provenienza nel superamento dei problemi organizzativi, ha favorito l&#8217;ingresso dei primi 23 minori dalla Cina, all&#8217;accordo bilaterale con la Federazione Russa e alla positiva conclusione del Forum Panafricano svoltosi nel Burkina Faso nel mesi dicembre 2009.</p>
<p> </p>
<p>L&#8217;adozione è l&#8217;istituto giuridico atto a garantire ad un minore in grave stato di abbandono e maltrattamento, il diritto a vivere serenamente all&#8217;interno di una famiglia diversa da quella biologica. In Italia, questo istituto è disciplinato dalla legge 184/1983, mentre a livello internazionale vige la Convezione dell&#8217;Aja.(ratificata in Italia con L476/98).</p>
<p>Gli Enti autorizzati al processo di adozione sono presenti sul territorio nazionale con 332 sedi.</p>
<p>Le informazioni sono facilmente reperibili sui siti istituzionali (es <a href="http://www.commissioneadozioni.it/">www.commissioneadozioni.it</a>), su quelli delle associazioni, oppure attraverso numero verde 800002393.</p>
<p> </p>
<p>P.L</p>
<p> </p>
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		<title>Anche l&#8217;Abruzzo dichiara l&#8217;acqua &#8220;bene pubblico&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 16:19:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Pavesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca e società]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo il Comune di Venezia, anche la Regione Abruzzo riconosce l’acqua come “diritto umano” e il servizio idrico integrato come “privo di rilevanza economica”.

Il 2009 si chiude con un’ottima notizia: il Consiglio Regionale abruzzese ha approvato all’unanimità un emendamento che impegna la regione a preservare il carattere pubblico dell&#8217;acqua e che sancisce che il servizio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dopo il Comune di Venezia, anche la Regione Abruzzo riconosce l’acqua come “diritto umano” e il servizio idrico integrato come “privo di rilevanza economica”.<br />
</strong><strong><br />
</strong>Il 2009 si chiude con un’ottima notizia: il <strong>Consiglio Regionale abruzzese</strong> ha approvato all’unanimità un emendamento che impegna la regione a preservare il carattere pubblico dell&#8217;acqua e che sancisce che il servizio idrico è da ritenersi privo di rilevanza economica. La notizia arriva a un mese di distanza da un altro importante riconoscimento:  quello del <strong>Consiglio Comunale di Venezia</strong> dell’acqua come “diritto umano, universale, indivisibile e inalienabile” e del servizio idrico integrato come “privo di rilevanza economica”.</p>
<p>Nonostante la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, lo scorso 25 settembre 2009, del Decreto-legge 135/2009 (e in particolare dell’Art. 15), singoli comuni, province e regioni si stanno muovendo in controtendenza rispetto alla normativa nazionale in materia di gestione dei servizi idrici. Ricordiamo, a questo proposito, che l’Art. 15 del Decreto-legge 135/2009 ha modificato l&#8217;Art. 23-bis della Legge 133/200. L’Art. 23-bis prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società mediante il ricorso a gara. L’Art. 15 del D.L.135/2009, invece, sancisce l’affidamento della gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica in favore di imprenditori o di società, in qualunque forma costituite o, in alternativa, a società a partecipazione mista pubblica e privata, con capitale privato non inferiore al 40%, e decreta la cessazione degli affidamenti “in house” a società totalmente pubbliche, controllate dai comuni, alla data del 31 dicembre 2011 (limitatamente a quelli in essere alla data del 22 agosto 2008). Dal 1° gennaio 2012, cioè, la gestione delle acque potabili italiane dovrebbe passare interamente in mani private.</p>
<p>Dal momento che la normativa nazionale rischia di vanificare qualsiasi sforzo in difesa della gestione pubblica dell’acqua a livello locale, cosa possono fare comuni, province e regioni? A loro, almeno per il momento, non resta che <strong>riportare nei propri Statuti </strong>il riconoscimento dell’acqua <strong>“come un diritto umano e bene comune pubblico“</strong> e il conseguente riconoscimento dei servizi idrici quali<strong> “servizi pubblici locali privi di rilevanza economica”</strong>. Questo è ciò che stanno chiedendo molti privati cittadini, associazioni e movimenti italiani che difendono la gestione pubblica dell&#8217;acqua, ed è proprio ciò che intendono fare, in tempi brevi, sia il Comune di Venezia che la Regione Abruzzo.</p>
<p>Per approfondire:<br />
<a href="http://www.parlamento.it/parlam/leggi/decreti/09135d.htm">D.L. 135/2009</a></p>
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		<title>In Kenia bambini più protetti dal turismo sessuale.</title>
		<link>http://lnx.buonenotizie.it/cronaca-e-societa/2009/12/20/in-kenia-bambini-piu-protetti-dal-turismo-sessuale/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 16:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pasquale La Torre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca e società]]></category>

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Unicef, Cisp e albergatori, per la prima volta si uniscono per un progetto comune: il contrasto allo sfruttamento sessuale a commerciale dei bambini di Malindi e del distretto costiero.
La campagna di sensibilizzazione “ Malindi protegge i bambini”, rientra nel programma della cooperazione internazionale finanziato dalla Dgcs (Direzione generale cooperazione sviluppo), ed è finalizzata alla creazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignleft size-full wp-image-246" src="http://lnx.buonenotizie.it/cronaca-e-societa/files/2009/12/turismo_sessuale1.jpg" alt="turismo_sessuale" width="142" height="200" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Unicef, Cisp e albergatori, per la prima volta si uniscono per un progetto comune: il contrasto allo sfruttamento sessuale a commerciale dei bambini di Malindi e del distretto costiero.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La campagna di sensibilizzazione “ Malindi protegge i bambini”, rientra nel programma della cooperazione internazionale finanziato dalla Dgcs (Direzione generale cooperazione sviluppo), ed è finalizzata alla creazione di un network per garantire la protezione dei bambini dal turismo sessuale in una delle zone più povere del Kenia.Secondo le stime Unicef, 10-15 mila ragazze vengono sfruttate in modo occasionale, mentre 2-3 mila ragazzi e ragazze a tempo pieno. I turisti sono prevalentemente italiani (18%) e tedeschi (14%) , solo il 38% dei clienti è keniota.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">La prima fase di questo progetto consiste in tre obiettivi: una raccolta dati sullo sfruttamento per descrivere un quadro completo del problema,  il coinvolgimento della comunità locale per sensibilizzare gli adulti sui diritti dei bambini, collaborare con il settore alberghiero in termini di prevenzione dello sfruttamento e sviluppo del turismo responsabile. Gli stessi operatori si sono impegnati a collaborare con le Autorità locali per segnalare casi di abusi e a raccogliere fondi per le iniziative a favore dei minori.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm">Il turismo sessuale è un fenomeno in preoccupante crescita. Interessa tutto il contesto globale e in modo più significativo i Paesi in via di sviluppo, solo in Asia, secondo stime recenti sarebbero circa due milioni i minori sfruttati.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm">In Italia, nonostante la severa normativa introdotta nel 1998 che punisce il reato anche commesso presso una giurisdizione estera, ci sono circa 80 mila persone che ogni anno viaggiano per turismo sessuale.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm"> Le iniziative Unicef e di tutte le Associazioni che operano per la tutela dei minori, aiutano a ridimensionare un problema vasto e a fornire informazioni utili a tutti per il contrasto e la prevenzione di questo problema.</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm">P.L</p>
<p style="margin-bottom: 0cm"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Una ricerca rivela: cattivi manager spingono i lavoratori a lasciare il posto. In corso una campagna di sensibilizzazione.</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Dec 2009 13:11:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariateresa Doriana Scardino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca e società]]></category>

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		<description><![CDATA[Che il management etico e le performances socialmente corrette siano diventate un indicatore importante nella valutazione complessiva delle organizzioni, si sapeva. Si sapeva anche che termini come Csr, sustainability management, manager etico, investimento nella comunita&#8217;, certificazione sociale e confomita&#8217; a varie direttive europee, linee guida e protocolli internazionali per sono diventati i termini chiave per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che il management etico e le performances socialmente corrette siano diventate un indicatore importante nella valutazione complessiva delle organizzioni, si sapeva. Si sapeva anche che termini come Csr, sustainability management, manager etico, investimento nella comunita&#8217;, certificazione sociale e confomita&#8217; a varie direttive europee, linee guida e protocolli internazionali per sono diventati i termini chiave per conciliare obiettivi economici, sociali e ambientali, in linea con quanto previsto dal <em>triple bottom line approach.</em></p>
<p>Quello che, invece, pare non si sappia ancora bene riguarda il saper incentivare uno stile di leadership etico, l&#8217;unico che garantisce massimi risultati in termini di <em>performances</em> interne ed esterne dell&#8217;organizzazione.</p>
<p>E&#8217; proprio sul ruolo del manager etico che si incentra infatti la nuova ricerca commissionata nel Regno Unito dal Chartered Institute of Management (www.managers.org.uk) uno degli istituti di ricerca piu&#8217; importanti della Gran Bretagna in tema di sviluppo e promozione del management etico. La ricerca, presentata lo scorso 11 novembre 2009, si inserisce in un contesto allargato : il lancio del <strong>&#8220;Manifesto for a Better Managed Britain&#8221;</strong> per la sensibilizzazione sul tema del managment etico e responsabile.<br />
La campagna, gia&#8217; stata sottoscritta da oltre 2000 manager, e considerando i dati emersi dalle interviste, si spera che le adesioni crescano, al fine di sensibilizzare su un tema che investe la sfera delle risorse umane, quella della garanzia e tutela dei lavoratori e quella della cultura organizzativa stessa.</p>
<p>Gia&#8217; nel 1939 un gruppo di studiosi guidati da Kurt Lewin, pioniere della psicologia sociale, ricercatore ed esperto delle dinamiche di gruppo e delle organizzazioni aveva fornito a suo tempo una categorizzazione rispetto agli stili di <em>leadership </em>(democrativa, autoritaria, permissiva) rivelando l&#8217;appropriatezza della leadership democrativa e collaborativa.<br />
Basato sulla condivisione delle decisioni, sul dialogo, sulla liberta&#8217; di espressione, quello democratico si rivelo&#8217; infatti l&#8217;unico stile di managment in grado di incentivare la motivazione dei lavoratori, incidere sulla cooperazione, sull&#8217; interdipendenza del gruppo di lavoro, sulla condivisione dei valori e l&#8217;identifcazione nella mission e nella cultura organizzativa e di conseguenza sul raggiungimento degli obiettivi aziendali.</p>
<p>Se si sa&#8217; che le lezioni vengono dal passato, si sa anche che spesso la messa in pratica degli insegnamenti richiede tempo. I dati emersi dalla ricerca del <em>Charter Institute of Managemnt</em>, dopo oltre 150 anni dalle ricerche di k. Lewin, non sono affatto consolanti.<br />
<strong>&#8220;Bad bosses force staff to quit,&#8221;</strong> e&#8217; il modo in cui la BBC sul sito web (http://news.bbc.co.uk) titola l&#8217;articolo che si riferisce alla ricerca in questione.</p>
<p>Dallo studio emerge non solo che 49% dei lavotori decide di lasciare il posto di lavoro per scarsa condivisione dello stile di leadership, ma che sempre piu&#8217; spesso preferisce una remunazione minore ed uno stile di leadership etico ad uno stipendio piu&#8217; alto abbinato ad uno stile di managment che non riflette i suoi valori e punti di vista.<br />
Per quanto riguarda i manager, buona parte di loro ammette di non aver effettuato un dovuto periodo di training in grado di abilitarli e formarli nell&#8217;esercizio del loro ruolo e che quindi spesso si trovano &#8220;lanciati&#8221; nell&#8217;esercizio della nuova professione e coinvolti in processi di <em>&#8220;learn by doing&#8221;</em>. Il 68 % dei membri del management intervistati ammette, inoltre, di trovarsi a ricoprire posizioni apicali non per motivazione o per scelta personale ma per una questione di opportunita&#8217;,di questi il 40% dichiara apertamente che non avrebbe voluto assolutamente assumersi tutte le responsabilita&#8217; legate all&#8217;esercizio di una posizione di managment.</p>
<p>Rilevanze empiriche queste, da non sottovalutare, specie se si pensa che lo scorso maggio all&#8217;ottavo <strong>Annual Responsible Business Summit,</strong> la piu&#8217; grande conferenza europea sulla <em>corporate social responsibility</em>, quello della gestione etica d&#8217;impresa ha rappresentato uno dei noccioli piu&#8217; importanti della piattaforma di dialogo londinese.</p>
<p>Il manager etico e&#8217; considerato fautore del cambiamento socio-culturale, gestore del dialogo con gli stakeholder e di operazioni di comunicazione interna ed esterna, quindi in gran parte responsabile, nell&#8217;immagine e nella sostanza, di intervenire &#8220;sull&#8217;agire responsabile&#8221; dell&#8217;impresa, in cui si trova ad operare.</p>
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		<title>L&#8217;IRCCS &#8220;E. Medea&#8221;porta nelle scuole il “passporto”per gli alunni disabili</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Dec 2009 15:42:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariateresa Doriana Scardino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca e società]]></category>

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		<description><![CDATA[Parte da Milano, in particolare dalla scuola, un nuovo progetto inclusivo volto a supportare ed integrare i ragazzi disabili nel processo educativo e nel contesto scolastico stesso. Ideato dall’IRCCS “Eugenio Medea  – La nostra Famiglia, l’unico Istituto Scientifico italiano riconosciuto per la ricerca e la riabilitazione nello specifico ambito dell’età evolutiva. Il “Passporto delle competenze: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parte da Milano, in particolare dalla scuola, un nuovo progetto inclusivo volto a supportare ed integrare i ragazzi disabili nel processo educativo e nel contesto scolastico stesso. Ideato dall’IRCCS “Eugenio Medea  – La nostra Famiglia, l’unico Istituto Scientifico italiano riconosciuto per la ricerca e la riabilitazione nello specifico ambito dell’età evolutiva. Il “Passporto delle competenze: percorsi di ricerca e innovazione metodologica per la disabilità” assolve a molteplici compiti. Si chiama infatti passaporto proprio perche’ contiene tutte le informazioni specifiche di ogni alunno disabile, tratti distintivi della persona, le sue competenze intellettive, cio’ che e’ in grado di fare e le discipline in cui riscontra difficolta’, tutto insomma riguardo alla messa in pratica delle proprie capacità, influenzandone quindi il percorso educativo attuale e futuro. Il tutto spiegato in un linguaggio piu’ accessibile e concreto.<br />
Quando si parla di disabilita’ capita spesso infatti che ci si trovi di fronte a relazioni tecniche che attestano le condizioni di disabilita’ di un determinato soggetto in termini perlo piu’ medici, va da se che questo tipo di documentazione  risulti di difficile interpretazione al di fuori di un contesto clinico sanitario incidendo pertanto anche sulla quantita’ e la qualita’ delle prestazioni che si potrebbero fornire ai soggetti per tutto il corso del processo riabilitativo.<br />
Come riportato in un comunicato stampa della stessa associazione “La nostra famiglia” (http://www.lanostrafamiglia.it/)) il progetto si concreta come un modo per rispondere alle richieste della recenti disposizioni in materia educativa, dove i sistemi dell’istruzione, della formazione e i percorsi finali di avvio al lavoro siano tra loro interconnessi e comunichino in maniera organica trasmettendo ed aggiornando i dati relativi a competenze e skill di ogni singolo allievo, un profilo formativo completo che supporti l’allievo durante il percorso educativo fino all’approdo al mondo lavorativo. Un compito non facile in genere, ma particolarmente difficile da attuare nel caso di allievi disabili. </p>
<p>Il modello “Passporto delle competenze” dell’ l’IRCCS “E. Medea” – La Nostra Famiglia, prevede infatti di certificare tutto quanto sugli allievi disabilita’ partendo da studi concreti su di loro. Dati ottenuti attraverso prove cognitive , linguistiche, relazionali. Queste vengono quindi inserite su di una piattaforma informatica che costituira’ una delle risorse base del progetto, per la condivisione di informazioni e la produzione di uan vera e propria certificazione completa sul profilo dell’alunno, tra i soggetti che hanno una responsabilita’ diretta nei loro confronti e che possono inflenzarne processo formativo e in gnere, la qualita’ della vita stessa: genitori, insegnanti, tutori, riabilitatori e altri attori coinvolti nel processo formativo e di riabilitazione.<br />
E se e’ vero che chi ben comincia ha maggiori probabilita’ di riuscita, si direbbe che l’inizio promette davvero bene. Dopo tre anni di studi e ricerche il progetto e’ oggi in fase di sperimetazione. Sono gia’ 70 i passaporti per un totale di 600 prove inserite, e “in rete” ci sono gia’ centri di formazione professionale, fondazioni, associazioni e istituti professionali delle province di Como, Lecco, Brescia, Bergamo, Varese e Milano.</p>
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		<item>
		<title>A Roma copie della convenzione Onu e t-shirt per sensibilizzare sul tema dei diritti dei minori.</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 04:25:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariateresa Doriana Scardino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca e società]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 20 novembre la Convenzione Onu sui diritti dell&#8217;Infanzia e dell&#8217;Adolescenza, il documento normativo vincolante piu&#8217; importante in materia di diritti dei minori ha spento le sue 20 candeline. Era per l&#8217;appunto il 20 novembre 1989 quando la Convenzione e&#8217; stata approvata dall&#8217;assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. 
Un documento che ormai e&#8217; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		H2 { margin-bottom: 0.21cm } --><span style="font-size: small">Il 20 novembre la Convenzione Onu sui diritti dell&#8217;Infanzia e dell&#8217;Adolescenza, il documento normativo vincolante piu&#8217; importante in materia di diritti dei minori ha spento le sue 20 candeline. Era per l&#8217;appunto il 20 novembre 1989 quando la Convenzione e&#8217; stata approvata dall&#8217;assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. </span></p>
<p><span style="font-size: small">Un documento che ormai e&#8217; stato ratificato da 193 stati, tra cui l&#8217;Italia che vi ha aderito il 27 maggio del 1991 con la legge n. 176. Per celebrare i vent&#8217;anni in cui il bambino e&#8217; passato dall&#8217;esser considerato oggetto di tutela da parte degli adulti a soggetto di diritti, a Roma </span><span style="font-size: small">l&#8217;Ugl (unione generale del lavoro) ha trovato una sua modalita&#8217; di comunicazione. Oltre </span><span style="font-size: small">cinquemila shopping bags contenenti una copia della Convenzione ed altrettante t-shirt sono state distribuite agli studenti di dieci scuole romane. Un gesto simbolico per parlare e rendere complici proprio i diretti interessati. Per renderli consapevoli. </span></p>
<p><span style="font-size: small"> A questa azione di sensibilizzazione predisposta da Ugl e Modavi-Onlus, e patrocinata dall&#8217;assessorato alle Politiche educative scolastiche, della Famiglia e della Gioventu&#8217; del Comune di Roma si aggiungono altri eventi culturali, educativi e di sensibilizzazione organizzati su tutta la Penisola.</span></p>
<p style="font-weight: normal"><span style="font-size: small">L&#8217;iniziativa si colloca infatti, come tante altre che si sono susseguite nei giorni scorsi, all&#8217;interno della settimana dell&#8217;infanzia organizzata dal Comitato italiano dell&#8217;Unicef che e&#8217; partita il 16 novembre e si e&#8217; concludera&#8217; il 22.<br />
</span></p>
<p style="font-weight: normal"><em><span style="font-size: small"><span style="font-weight: normal"> </span></span></em><span style="font-size: small">Una settimana in cui si e&#8217; toccata tutta la vasta gamma di problematiche (che vanno dal lavoro minorile, allo sfruttamento sessuale ed il traffico commerciale dei minori diffusissimo e dilagante nei paesi del sud est asiatico, alla salute che nel quadro mondiale non appare assolutajmente un diritto garantito a tutti, al tema dell&#8217;Hiv, alla questione dei bambini soldato) </span><span style="font-size: small">connesse con la sfera dei diritti dei minori. </span><strong><span style="font-size: small"><span style="font-weight: normal"> </span></span></strong><strong><span style="font-size: small"></span></strong><strong><span style="font-size: small"><span style="font-weight: normal">Una trend complesso, dilagante, incontrollabile, multiforme, preoccupante e difficile da prevedere o controllare quello dell violazione dei diritti dei minori. E anche di fronte al piu&#8217; potente strumento giuridico </span></span></strong><span style="font-size: small"><span style="font-weight: normal">mai esistito in tema di </span></span><em><span style="font-size: small"><span style="font-weight: normal"> tutela ericonoscimento dei loro diritti che non lancia troppo spazio a slanci di entusiamo.</span></span></em><em><span style="font-size: small"><span style="font-weight: normal"></span></span></em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p><span style="font-size: small"></span><strong><span style="font-size: small"></span></strong><em><span style="font-size: small"><span style="font-weight: normal"> </span></span></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>8 i milioni di euro dell&#8217;Unione Europea per l&#8217;anno Europeo del volontariato</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 02:26:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariateresa Doriana Scardino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca e società]]></category>

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Proprio ieri e&#8217; arrivata una notizia confortante da Bruxell. Confortante perche&#8217; lascia intravedere un barlume di speranza per quel mondo chiamato volontariato che riunisce tutti quei soggetti singoli e collettivi che si prestano a fornire attivita&#8217; libera e gratuita in tutte e da tutte le parti del mondo per contribuire al benessere economico e sociale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		H2 { margin-bottom: 0.21cm } --><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		H2 { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		H2 { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<h2 style="font-weight: normal"><span style="font-size: small">Proprio ieri e&#8217; arrivata una notizia confortante da Bruxell. Confortante perche&#8217; lascia intravedere un barlume di speranza per quel mondo chiamato volontariato che riunisce tutti quei soggetti singoli e collettivi che si prestano a fornire attivita&#8217; libera e gratuita in tutte e da tutte le parti del mondo per contribuire al benessere economico e sociale della comunita&#8217;. Un esecito di uomini  che spesso resta senza volto e senza riconoscimento o comunque, senza la stessa visibilita&#8217; di altri organisimi ed istituzioni impegnati sulla promozione e lo sviluppo sociale. </span></h2>
<h2 style="font-weight: normal"><span style="font-size: small">In europa sono oltre 100 milioni i volontari impegnati &#8220;sul campo&#8221;, in molteplici settori, in differenti ruoli e su diversi (anche se complementari!) territori valoriali e geografici. Un numero che gioca un ruolo determinante nel contribuire al tanto agognato MSE, modello sociale Europeo, uno nodi centrali della strategia di Lisbona. </span></h2>
<h2 style="font-weight: normal"><span style="font-size: small">Per il 2011, l&#8217;anno europeo del volontariato, il Consiglio dell’Unione europea (che riunisce i governi dei 27) ha deciso di stanziare otto milioni di euro, due dei quali andranno proprio a sostegno di tutte le attivita&#8217; organizzate dai paesi membri dell&#8217;Ue. 8 milioni.  La giusta via di mezzo tra i 1o milioni proposti dal Parlamento europeo ed i 6 milioni proposti invece dalla Commissione europea.</span></h2>
<h2 style="font-weight: normal"><span style="color: #000000"><span style="font-size: small"><span style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%">Una cifra, benche&#8217; probabilmente non sufficiente, almeno adeguata alla cerchia di attivita&#8217;, interventi e strategie volte a creare benessere collettivo, uguaglianza, giustizia sociale, pace, integrazione, informazione, sensibilizzazione, garanzia e tutela di diritti.</span></span></span><span style="color: #000000"><span style="font-size: small"><span style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%"> </span></span></span><span style="font-size: small"> </span></h2>
<p style="font-weight: normal"><span style="font-size: small"><span style="color: #000000"><span style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%">Il Parlamento Europeo come si legge anche news del sito, nella sua versione italiana,  (</span></span></span>http://www.europarl.europa.eu<span style="font-size: small"><span style="color: #000000"><span style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%">) pone l&#8217;accento sull&#8217;importanza di assicurare &#8221; un sostegno efficace e attuare misure a favore delle attività di volontariato per permettere ad un maggior numero di persone di parteciparvi&#8221;.</span></span> I fondi comunitari copriranno fino all’80% dei costi di progetti e attivita&#8217; che servano a promuovere l’attività volontaria e ovviamente come espresso dallo stesso Parlamento l&#8217;azione e&#8217; emblematica e tesa a incentivare e finaziare studi, ricerche e campagne d&#8217;informazione a livello UE, nazionale e regionale contribuendo nel contempo a valorizzare e riconoscere ed amplificare apertamente l&#8217;importanza del volontariato. Un peso tangibile, misurabile in termini di </span><span><span><span style="color: #000000"><span style="font-size: small"><span style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%"> incidenza sull&#8217;attuazione di un modello di stato sociale ed interventista in grado di ridurre l&#8217;ineguaglianza sociale  (in tutte le sue forme), </span></span></span></span></span><span style="font-size: small">di creazione di  conoscenza, di diff usione dell&#8217; informazione e di influenza </span><span style="font-size: small">sulla stessa economia del Paese.</span><span><span><span style="color: #000000"><span style="font-size: small"><span style="background: #ffffff none repeat scroll 0% 0%"> </span></span></span></span></span></p>
<p style="font-weight: normal">
<p style="font-weight: normal">
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		<title>Protezione della privacy: nuovi stantard internazionali.</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 20:41:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pasquale La Torre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca e società]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel corso della 31ma Conferenza internazionale delle Autorità Garanti tenutasi a Madrid, è stato approvato un pacchetto di regole e princìpi guida 

 
 
Il dispositivo fissa gli stantard che ogni ordinamento giuridico deve assicurare in materia di protezione dati, sia nel settore pubblico, che in quello privato.
I 50 Garanti hanno condiviso una serie di princìpi, di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-bottom: 0cm"><span style="font-size: small">Nel corso della 31ma Conferenza internazionale delle Autorità Garanti tenutasi a Madrid, è stato approvato un pacchetto di regole e princìpi guida </span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><img class="alignleft size-full wp-image-198" src="http://lnx.buonenotizie.it/cronaca-e-societa/files/2009/11/privacy_01.jpg" alt="privacy_01" width="270" height="347" /></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><span style="font-size: small">Il dispositivo fissa gli stantard che ogni ordinamento giuridico deve assicurare in materia di protezione dati, sia nel settore pubblico, che in quello privato.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><span style="font-size: small">I 50 Garanti hanno condiviso una serie di princìpi, di questi i principali riguardano: trasparenza, liceità, proporzionalità, sicurezza, rettifica e cancellazione a seguito di contestazione, responsabilità del titolare, rafforzamento della protezione dati sensibili, valutazione preventiva su impatto privacy. </span><span style="font-size: small">Particolare rilievo è stato dato alla tutela online dei minori.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"> <span style="font-size: small">Il presidente dell&#8217;Autorità Garante Privacy italiana, Francesco Pizzetti, in una dichiarazione apparsa su una nota stampa, afferma che la risoluzione “consiste in una serie di prescrizioni a tutela della protezione dei dati dei cittadini che, muovendo da un impianto simile a quello della Direttiva europea, definisce principi generali in modo tale che possono essere accettati anche da Autorità di altri Paesi con una diversa cultura della protezione dei dati. Oggi, la protezione o è globale o non è”. </span><span style="font-size: small">Dalla Conferenza infatti, oltre alle misure utili all&#8217;armonizzazione degli stantard in materia di privacy, proviene l&#8217;idea di un sito web per favorire la circolazione internazionale dei documenti e delle informazioni.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"> <span style="font-size: small">In materia di norme sulla protezione dei dati, secondo l&#8217;ultimo rapporto dell&#8217;associazione Privacy International, l&#8217;Italia “Paese con buona salvaguardia, ma debole protezione”, si posiziona nella fascia intermedia, e comunque sopra Francia, Spagna e Regno Unito.</span></p>
<p style="margin-bottom: 0cm"> </p>
<p style="margin-bottom: 0cm"><span style="font-size: small">P.L</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Meloni attacca i media: &#8220;Corona e Belen eroi? Un&#8217;invenzione!&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 14:23:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Silvio Malvolti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca e società]]></category>
		<category><![CDATA[media]]></category>

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		<description><![CDATA[Il ministro della Gioventù Giorgia Meloni: &#8220;Non perdono occasione per dipingere la gioventù italiana sotto il suo lato peggiore, anche se questo significa ritoccare ad arte la verità: il 92% dei giovani ha modelli migliori&#8221;.
Leggi l&#8217;articolo integrale su Quotidiano.net.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-42" src="http://lnx.buonenotizie.it/curiosita-dal-mondo/files/2009/11/giorgia_meloni_small-190x155.jpg" alt="giorgia_meloni_small" width="190" height="155" />Il ministro della Gioventù Giorgia Meloni: &#8220;Non perdono occasione per dipingere la gioventù italiana sotto il suo lato peggiore, anche se questo significa ritoccare ad arte la verità: il 92% dei giovani ha modelli migliori&#8221;.</p>
<p>Leggi l&#8217;articolo integrale su <a href="http://quotidianonet.ilsole24ore.com/politica/2009/11/18/261802-meloni_attacca_media.shtml" target="_blank">Quotidiano.net</a>.</p>
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		<title>Parigi: l&#8217;acqua ritorna pubblica</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 18:37:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Laura Pavesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca e società]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[privatizzazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 1° gennaio 2010 la gestione delle acque ritornerà pubblica al 100%, dopo 25 anni di disastrosa gestione privata. 
Ancora poche settimane e l’intera gestione delle acque potabili parigine ritornerà nelle mani del Comune. Sin dallo scorso maggio il sindaco Bertrand Delanoë aveva annunciato alla cittadinanza la decisione di ritornare ad una gestione idrica pubblica e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>Dal 1° gennaio 2010 la gestione delle acque ritornerà pubblica al 100%, dopo 25 anni di disastrosa gestione privata. </h2>
<p>Ancora poche settimane e l’intera gestione delle acque potabili parigine ritornerà nelle mani del Comune. Sin dallo scorso maggio il sindaco Bertrand Delanoë aveva annunciato alla cittadinanza la decisione di ritornare ad una gestione idrica pubblica e di non rinnovare i contratti di distribuzione e fatturazione delle acque parigine alle <strong>multinazionali francesi</strong> <strong>Veolia e Suez</strong>, in scadenza il prossimo 31 dicembre. Dal 1° gennaio 2010 l’intero servizio idrico passerà nelle mani di un Ente di diritto pubblico che si chiamerà EAU DE PARIS e che si occuperà di ogni singola fase: dalla captazione delle fonti alla fatturazione. E’ stato calcolato che, grazie alla ri-municipalizzazione, il Comune <strong>risparmierà 30 milioni di euro l’anno</strong>, che serviranno sia a migliorare la rete idrica, sia a <strong>stabilizzare il prezzo </strong><strong>di 2,77 euro al metro cubo fino al 2014</strong>.</p>
<p>La decisione del Comune di Parigi si iscrive nel <strong>movimento di ri-municipalizzazione dell’acqua in Francia </strong>e nella più ampia battaglia mondiale per il riconoscimento dell’acqua come diritto umano e per la ri-pubblicizzazione dei servizi idrici. La Francia a suo tempo fu all’avanguardia nella corsa alla privatizzazione: il passaggio da una gestione idrica pubblica ad una privata delle acque parigine venne deciso sin dal 1984 da Jaques Chirac (<em>all’epoca sindaco di Parigi-n.d.a</em>.) e diventò effettivo a partire dal 1° gennaio 1985, per una durata di 25 anni. La captazione dell’acqua alle fonti fu affidata ad una società mista, la SAGEP (diventata poi SEM-Eau de Paris) di cui facevano parte il Comune di Parigi, con una quota del 72%, Veolia e Suez, ciascuna col 14%. Compiti principali della SAGEP erano sia di monitorare la qualità dell’acqua, sia di controllare i gestori privati incaricati della distribuzione. E a chi venne affidato il servizio di distribuzione delle acque (insieme alla conseguente rendicontazione, tariffazione e fatturazione)? Al GIE, una società privata costituita da Veolia e Suez, che si divisero equamente la capitale: Veolia-Compagnie des Eaux de Paris sulla rive droite e Suez-Eau et Force-Parisienne des Eaux sulla rive gauche. In pratica i privati “controllati” dalla SAGEP erano i “controllori” stessi.</p>
<p>Da studi recenti si evince come la gestione privata delle acque parigine abbia generato in questi 25 anni solo un <strong>aumento sistematico dei prezzi</strong>, non accompagnato da un conseguente miglioramento dei servizi, bensì da una lunga serie di <strong>abusi, prezzi gonfiati, casi di corruzione</strong> e <strong>servizi obsoleti, </strong>perché modernizzarli avrebbe richiesto investimenti e, dunque, meno profitti. Le indagini dell’”Ufficio Servizio Pubblico 2000” hanno<strong> </strong>dimostrato come la differenza del costo dell’acqua tra Parigi e il resto della Francia non sia dipesa da un maggior consumo di acqua, ma alla presenza stessa del GIE, che ha generato un’ingiustificabile espansione dei costi, consentendo alle multinazionali di realizzare profitti enormi. Inoltre, è stato evidenziato come dietro ai lunghi ritardi nella liquidazione delle somme non dovute da parte del GIE, si nascondesse <strong>una vera e propria rendita finanziaria</strong> a favore del GIE stesso.</p>
<p>Nemmeno la società mista SAGEP-SEM-Eau de Paris, però, è stata immune da critiche. La Camera dei Conti dell’Ile de France, infatti, ha documentato come anch’essa si sia caratterizzata per la <strong>totale</strong> <strong>mancanza di trasparenza contabile</strong>, soprattutto nel periodo 1998-2000. Secondo l’Associazione dei consumatori “FC-Que Choisir”, infine, la gestione privata delle acque di Parigi ha vinto (nel 2006 e 2007) il primo premio della sovra-fatturazione, con <strong>un tasso di margine del 58,7%</strong>, che testimonia gli incredibili profitti di Veolia e Suez.</p>
<p>Per tutte queste ragioni, e nonostante in Francia la gestione dell’acqua sia privatizzata, il Comune di Parigi ha preso la storica decisione di riappropriarsi dell’intero servizio idrico. Dopo Parigi, Grenoble (già ri-pubblicizzata dal 2001) e Cherbourg (dal 2005), altre importanti città ed aree urbane come Tolosa, Lione e l’Ile de France &#8211; insieme a più di 40 comunità &#8211; stanno obbligando le multinazionali a rinegoziare i contratti e stanno prendendo in seria considerazione l’opportunità di ritornare alla gestione pubblica. Una tendenza che si osserva anche a livello planetario e che dipende dalla consapevolezza sempre più diffusa che la privatizzazione dell’acqua non è conveniente, né per la rete idrica, né per gli utenti.</p>
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